Guestbook
Caro amico della Carnasc, esprimi qui i tuoi pensieri...
Vi rinnovo i miei più calorosi complimenti inchinandomi davanti alla grande forza che vi contraddistingue e vi unisce!!!! Grazie per il coraggio che avete dato a tutti noi nei brutti momenti passati e GRAZIE per tutto quello che avete fatto,fate e farete ancora!!!!! GRANDE CARNASC BAND
Ho sentito la tua mancanza, forte, stupidamente ti cercavo con lo sguardo tra i tuoi amici della guggen e tu non c'eri.. ciao Mondo!
Grazie per il favoloso concerto in tendina di ieri ragazzi.
L'è stai belisim!
Ci si vede stasera al tiro!
Fede
Ieri in scalinata siete stati grandi .. Davvero bella.. Davvero bravi
Siete bellissimi! Lego, l'unione ... la ri-costruzione! ...siete illuminati dalle vostre stelle!
Un abbraccio a tutti voi!
Pippi
Chichi xs
O sentito dion... Credo 50 volte in una sera. Mi prende dentro. Sento la vita nella melodia e la fine della vita nelle parole. Fa un effetto strano. E come se ti sento!! Chichi ti o sognato diverse volte... Una volta mi ai toccato il viso ... Mi sn svegliato col cuore a mille o sentito una scossa fortissima dentro! Nn so spiegarmi cosa puo essere stato! Sei stata fantastica!!! Innutile negare l evidenza io sto male!!!! Nn solo io ....
Grazie amici carnascini per il bel weekend!!!
è sempre emozionante e divertente suonare con e per voi!
ci vediamo a Rabadan!
l'anno scorso ero con te, ieri sera a cadenazzo abbiamo festeggiato anche per te! So che avresti voluto così! Ciao Mondo!
Ogni canzone ogni pikkolo dettaglio ricorda il tuo sorriso! Qnt cose mi ricordano te! Chichi manchi a tutti noi!
andrè kikki mondo, carnasc band troppo fortiii... Er megliooooo!
"Non sono per le cose che finiscono
non compatisco quelle che non durano
non sono per le cose che ti lasciano
all‘ improvviso “solo”....." manchi Mondo
Evito il pensiero. Fa male! Chichi manchi troppo!! Rimorso dentro!!
ciao sono una cara amica per me era un fratello conoscevo bene il nostro andré non conosacevo il corado solo nella banda non tanto bene la kiki io in questo momento non so cosa dire ma voglio dire solo una cosa suonate fatte il meglio di voi per i nostri cari la su che sono ad ascoltarbi e diamo forza alla nostra cara morena di guarire . io sono una mamma di 2 bimbi che o piu caro al mondo vi dico vi chiedo di suonare per loro andrè kiki e corado e non dimenticare la cara morena che mi piacereve sapere come sta e vorei conoscerla di persona.
Questa anno il carnevale e dedicato a voi andrè kiki e mondo
forsa a tutti sono con voi
Forza tutti quanti Carnascini,forza,suonate x i nostri cari Kiki il suo raga Mondo e il caro amico André.
Loro desiderano cosi.Sempre uniti.Mi raccomando né.Mimi Neva,e forza anche al nostro grande e mitico RE.Ok .Un caloroso ciao a tutti/e.
Ciao Paolin,e si,sicuramente mancano e pensa,la mia kiki mi aveva dato un accenno sul costume della LEGO...e purtroppo é andata cosi.Va bé,Paolin buon carnevale anche a tutti quanti voi della Carnasc..anche al nostro grande e mitico Re.Neva
Ops..Mi fanno notare una cosa IMPORTANTISSIMA!!
....intendevo Lego non playmobils ;o) !!!!!!
Saluti Massimo
Buongiorno a tutti i play...mobils,
a nome dell'Associazione Calcio Sementina, ci tenevo a ringrazarvi per la piacevole serata passata assieme questo week end.
Per contenere il vostro nuovo costume avremmo dovuto ingrandire il capannone, però era bello vedere le vostre capoccione muoversi a ritmo :)
All'anno prossimo per un'altra BA RA UN DA!
...e grazie ancora.
Massimo
P.S: questo week end passo a tenere d'occhio PC ;o)
Ciao Ragazzi,
arrivo un po' ritardo ma comunque grazie per essere stati con noi alla nostra festa 2 settimane fa.
Siamo onorati e sicuramente divertiti dal tema che avete scelto per la serata. A si propri furtisim!
A prossima!
Fede
P.S: un rigraziamento speciale ai vari fede sosia e fede fans della serata! Vi lovvo!
Cari amici,
nonostante il "burbumbum" di sottofondo, ieri sera - fuori dal capannone - è stato bello sentire suonare quel gruppo di ometti con la testa gialla.
Su don't you non ho potuto fare a meno di pensare a Mondo ed a Chichi: nonostante li incontrassi quasi solo durante il periodo di carnevale, mi mancano.
A presto!
giachettino mio..... opss
comincium ben....
bela fescta
Ciao a tutti i Carnasc! A nome di tutti i membri della Fracasoi: GRAZIE 1'00'000'000'000 per la meravigliosa serata che ci avete fatto passare sabato scorso.
A prestissimo e BUON CARNEVALE!!
Luisa
PS: è stato ritrovato un vostro giacchettino e una sciarpa dai toni azzurri. Il proprietario può annunciarsi a info@fracasoi.ch
Ciao carnascini...mi mancate! Un abbraccione a tutti...e ci vediamo tra poco a Cadenazzo!
Con affetto
una/la solita saretta ammiratrice
NN VD L`ORA DEL
!!!!!!!!!!!!CARNEVALE!!!!!!!!!!![]()
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Ora splendi da qualche parte nell'etere; la tua mancanza sabato si vedeva e si sentiva. Ma il mio pensiero era rivolto a te / a voi.
Vedere come la tua guggen e il tuo amico "Nitro" erano emozionati a suonare pensando a te, ha fatto salire i brividi a molte persone. Belle sensazioni, però un vuoto incolmabile!
Manchi proprio su questa maledetta Terra...
AUGURI Mondo, oggi più che mai mancherà la voglia di brindare insieme!
Carnasc, siate forti, siate uniti, siate belli e bravi come sempre
Mary
..Quest'anno sarà dura partecipare a carnevale.. mi viene già la malinconia solo al pensiero! al pensiero di non incontrare più Mondo per le vie ecc.. ma ormai la vita continua! Loro suonano da lassù...con voi
Ciao Marzia, GRAZIE MILLE per le tue belle parole! Hai letto con straordinaria sensibilità quel che succede nei nostri cuori ogni volta che rimettiamo il fenicottero e ogni volta che suoniamo. Sapere che c'é vicinanza, comprensione e condivisione di emozioni così intense rende i momenti tristi meno pesanti.
Chicci, Mondo, André sempre nel mio cuore, non vi dimenticherò mai.
Bino GRAZIE MILLE per il concerto di sabato! Ta vöri ben!!!
Pat GRAZIE MILLE per aver gestito con estrema tranquillità minuti di smarrimento.... ;-)! Ta vöri ben!!!
Lisin
Grazie grazie e ancora grazie per aver contribuito ad animare la nostra giiiiga festa!!! che ma da co!!!
a prestissimo
Grande Carnasc!!!
Rivedere tutto quel rosa suonare é stata una grande emozione, era da tanto che aspettavo questo momento. Non voglio immaginare la tensione che alcuni di voi hanno avuto a suonare, però posso solo capirla. Io ero tesa solo a sapere che non avrei visto i vostri tre amici suonare.
Avete la fortuna di essere un gruppo stupendo, unito e unico, seguito da tanta gente che vi vuole bene. Poi avete musicisti di altre banda che accompagnano le vostre note, che suonano con voi per loro, questo lo trovo fantastico.
Infine, avete un maestro che non é solo un semplice maestro. Da quello che ho sentito ha fatto molto in tutta la triste faccenda, e quando lo si guarda dirigere, gli si può leggere in faccia cosa risente, come vi carica, quanto ci tiene alle vostre note. Prima del vostro concerto non l'ho visto in forma, subito dopo era davanti a voi. Bino, bravo anche a gridare i loro nomi, non bisogna mai far finta di niente. Che forza!
Con un sorriso vi seguirò ai carnevali, dove le nostre strade s'incroceranno.
Con affetto, Marzia
... tanti ricordi, una lacrima nel cuore, un sorriso sulle labbra: grazie per aver fatto parte della mia vita

Cara Neva e cari tutti voi lettori/scrittori di questo guestbook...
Ormai da mesi queste pagine son diventate un modo per comunicare i propri pensieri di ricordo, i propri sentimenti di forza x andare avanti, di malinconia... continuate così, non tenetevi dentro niente...
Ora più di prima sarà impossibile per me far finta di niente, impossibile non ricordare il passato e impossibile dimenticarli... Chichi, Mondo e André vivevano a pieno questo periodo con tutta la banda ma soprattutto con tantissima gente al di fuori di noi...
La nostra principale attività comincia sabato, e ti/vi assicuro che per i prossimi due mesi non mancherò di ricordarli come si deve, di ricordarli sempre come parte integrante del nostro gruppo...
So che le nostre tre stelle ci vedono e so che ci sentono... questo sarà l'unico motivo per sorridere... ma so anche che fisicamente ci mancano veramente tanto...
Un abbraccio sincero
......di nuovo cari tutti Carnascini.Nel nostro Bel Ticino il 28 aprile,giorno da dimenticare ma da ricordare in quanto una nuvola densa,grigia arrivava a scuotere i nostri animi...lasciando tutti allibiti,esterefatti,ma non é vero...non puo essere possibile,ma il destino ha voluto questo. Domani saranno 8 mesi che la nostra kiki é andata nel suo mondo con il SUO MONDO.Non vi dico le volte che nel durante in quel di ZH ha chiesto del suo moroso (come lo chiamava spesso),e dei suoi amici ....
Grazie di nuovo a tutti quanti x la vostra presenza...(anche telepatica)dal cuore Neva e ricordate che il Carnevale continua,divertitevi piu che potete,portando allegria.....
ammiro la forza che traspare dai vostri messaggi..
Carissimi tutti ma tutti quanti della Carnasc di nuovo Buon anno Nuovo,evviva il nostro RE.....mitico. Grazie x la foto bellissimo pensiero.Neva
Persino loro votano MAAOOO
http://www.youtube.com/watch?v=l68nMG5bm7k
hahaha
Il presidentissimo MAO Tese-Drunk !!
w mauro il minotauro!!
w mauro il tirannosauro!!!
w mauro il lauro!!
siiiiiiiiiiiii anche io voto Mao!!!
La tua vita è spenta? Il futuro ti spaventa? Vorresti sapere come immortali si diventa? Niente paura! Col presidente tutto possibile diventa!
Mitico MAO!!!
Mega ti stimo ZIO ;)
Anche io voto Zio MAO!
Anch'io voto MAO meravigliao!
MAO to be the next president !!!
... se sarai il presidente!
Mao birra gratis per sempre!
MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO! MAO!
MAO for President
Cara Neva,
Chchi, Mondo e André sono con noi sempre, in ogni nota, in ogni pensiero e in ogni sorriso.
Un forte abbraccio
Carissimi carnascini e amici tutti quanti,caro re ,Bino,molto spesso mi viene detto....la vita continua.E si,la vita va avanti,certamente.
Come va avanti,questa vita,quando ti vengono a mancare le persone a te care,in special modo un figlio,una figlia.(...).
Ho letto con immenso piacere ma anche con infinita tristezza la favola del fenicottero,le nostre origini ,il nostro sentire,la partenza,l emozione,la gioia,la sofferenza,tutto fa parte del nostro quotidiano,anche nei momenti in cui le ferite sono profonde,dobbiamo fermarci,un attimo e con tanta pazienza far si che di cio ne rimane solo che un ricordo,questo x dire che come persona essere umano,,mamma sto vivendo un grande dolore,anche perché mai avrei immaginato che un giorno tutto cio mi avrebbe toccata cosi da vicino.Questa é solo una piccola parte che desidero condividere con tutti quanti VOI amici.Un abbraccio e un augurio di conservare nei vostri cuori e su questo non ho dubbi i nostri amici,e anche quelli che erano presenti in quel fatidico 28 aprile.Dal cuore Neva
Ero abituato e felice di volare con tutto lo stormo, non potevo farne a meno...
Ora manca chi volava al mio fianco ogni giorno... quindi scendo nel bosco... Solo stando qui, posso guardare in alto nel cielo e immaginarli volare di nuovo con me...
Non volerò mai più come lo facevo prima; però, forse, un giorno riprenderò a volare...
Il fenicottero malato di nostalgia
Un giorno nel cielo sopra al Bosco accadde una cosa insolita. Si vide una nuvola rosa che girava, saliva verso l’alto e puntava poi veloce verso il basso, cambiando continuamente forma e volteggiando per l’aria. Finché, a un tratto, dalla nuvola si staccò un puntino bianco e rosa che cominciò a scendere, sempre più velocemente, e quando fu sul punto di atterrare ecco che tutti si accorsero che era un animale come loro, anche se straniero.
Corsero veloci verso il luogo dove era caduto e videro un bellissimo uccello con delle lunghe zampe che reclinava la testa verso un’ala da cui usciva un fiotto di sangue.
Il vecchio Sapiens gli si avvicinò, lo aiutò a tamponarsi la ferita con delle erbe che strappò da un cespuglio lì vicino, scegliendole con cura e poi gli chiese: “Chi sei tu che noi non abbiamo mai visto nel nostro bosco?”.
L’animale diede un ultimo sguardo alla nuvola che sorvolava ancora il bosco prima di sparire all’orizzonte, poi emise un gran sospiro e disse piano piano: “Sono un fenicottero”.
“E che cosa ti è successo all’ala?” chiesero i cuccioli sorpresi e stupiti, perché loro non conoscevano le armi dei cacciatori.
“Ero in volo con i miei compagni verso il paese degli asfodeli quando un cacciatore mi ha colpito.”
“Ma allora è per questo che non riesci più a volare e che ti sei staccato dai tuoi compagni?”
“Sì, perché loro devono raggiungere il Sud prima che arrivi il freddo dell’inverno e non potevo far aspettare tutto lo stormo: io avrò bisogno di molto tempo prima di guarire, se riuscirò a farlo.”
“Perché non dovresti guarire?” chiesero ancora i cuccioli.
“Perché io non sono abituato a vivere in un bosco” rispose il fenicottero “e non so neanche come si faccia a sopravvivere qui. Io so come si vive vicino al mare, negli stagni spaziosi dove l’inverno piove, ma l’aria è tiepida, mentre in un bosco c’è molto più freddo.”
“Ma noi ce la facciamo tutti” rispose un altro. “Se tu vuoi, possiamo aiutarti perché noi siamo nati e vissuti qui e conosciamo bene il nostro mondo.”
E fu così che il fenicottero ferito fu adottato seduta stante dagli abitanti del Bosco.
Il primo punto da risolvere fu quello di trovargli un luogo nel quale vivere, che non fosse troppo diverso dal suo luogo naturale. Sulle rive di un laghetto fu costruito un capanno di frasche che proteggesse il fenicottero dalla rigida tramontana dell’inverno e dalla caduta della neve e che permettesse all’acqua di non gelare durante il grande freddo. Il fenicottero fu trasportato sotto il capanno e gli fu preparato un giaciglio di paglia soffice e calda su cui sdraiarsi quando la ferita gli faceva troppo male.
Giorno dopo giorno i cuccioli presero l’abitudine di arrivare da lui un po’ prima che iniziasse la Scuola dello Spiazzo, per fargli compagnia e farsi raccontare le storie dei paesi lontani da cui proveniva.
“Raccontaci com’è il mare” gli chiesero un giorno i cuccioli, che su questo punto erano sempre molto curiosi.
“La prima volta che ho visto il mare” rispose il fenicottero “è stato quando ho imparato a volare e i miei genitori mi hanno fatto fare un giro sopra lo stagno. Io sono rimasto così affascinato che mi si è mozzato il fiato in gola e sono rimasto senza respiro.”
“Ma perché fai fatica qualche volta a respirare?” chiese incuriosito un piccolo.
“Perché mi fa male la ferita all’ala” rispose tristemente il fenicottero. “Per me volare vuol dire vivere e l’ala ferita mi impedisce di farlo. Allora la mia immaginazione torna sempre al paese degli asfodeli, che è il luogo dove sono volato tutti gli inverni della mia vita. Ma lo starne così lontano fa proprio male.”
“Ma allora è come se tu avessi due ferite, una dentro e una fuori” notò stupito il cucciolo.
“Eh, sì” ribatté il fenicottero, triste per la constatazione, ma sollevato nel sentire che qualcuno capiva ciò che gli succedeva. “È proprio come se avessi due ferite: una dentro e una fuori”.
“Ma le ferite devono essere curate” disse un altro cucciolo che ascoltava attentamente. “I vecchi ti stanno curando la ferita all’ala, ma chi ti cura la ferita dentro?”
“Quella è difficile da curare” rispose il fenicottero con una voce così bassa che fecero tutti molta fatica a capire. “È per questo che fa ancora male.”
“Ma allora bisogna trovare il modo di curare anche quella” ribatterono fermamente i cuccioli.
E da quel momento decisero di cercare di curargli quell’altra ferita dentro, che non si vedeva, ma che faceva male. Però si resero ben presto conto che non era facile curare una ferita dentro che era invisibile e non si sapeva neanche dove fosse, anche se si sapeva che faceva male.
“Quand’è che la tua ferita dentro fa meno male?” chiesero un giorno al fenicottero.
“È quando voi mi chiedete di parlare del mare e degli stagni da cui provengo, perché allora il parlarne è come se creasse in aria un grande ponte sospeso che mi fa arrivare là e non mi fa sentire lontano, così soffro meno di nostalgia.”
“Allora il parlarne serve a vincere la distanza fra te e loro!” osservò un piccolo.
“Credo di sì, perché in quel momento la mia ferita dentro fa meno male, e io mi sento meglio, quasi come se fossi là” rispose il fenicottero.
I cuccioli decisero dunque che per curargli la ferita dentro bisognava cominciare a far parlare il fenicottero del paese degli asfodeli e questo li rese molto contenti perché imparare delle cose nuove era proprio ciò che loro desideravano di più, visto che tutti i piccoli sono curiosi e amano molto la parola “perché”.
“Ma che cos’è esattamente un asfodelo?” gli chiese un giorno uno che fino a quel momento non aveva osato chiederglielo perché il fenicottero ne parlava sempre come se fosse una cosa che tutti dovessero conoscere.
“Oh, è un fiore bellissimo, è quello preferito da noi fenicotteri perché ci assomiglia: ha il gambo lungo come le nostre zampe e ha il nostro stesso colore, che è quello delle dita dell’aurora” rispose il fenicottero con un sospiro. “L’asfodelo segna il periodo in cui noi fenicotteri stiamo là, ed è per questo che per noi quella è la terra degli asfodeli. E poi è un fiore molto generoso, che cresce dappertutto chiedendo molto poco in cambio: riesce persino a far fiorire le rocce con pochissima terra portata dal vento.” E man mano che il fenicottero parlava, i cuccioli del Bosco venivano trasportati dalle sue parole al paese degli asfodeli, attraverso il ponte che le parole dell’animale ferito costruivano nel cielo.
Ma ogni volta si verificava sempre la stessa storia: alla fine del racconto era come se i cuccioli tornassero tutti al loro bosco attraverso il ponte, ma il fenicottero non li accompagnasse più e rimanesse là, da qualche parte, immerso nella nostalgia di quei posti.
Passò così un po’ di tempo, ma le ferite del fenicottero non accennavano a guarire. Erano sì migliorate ma poco, soprattutto quella all’ala, ma anche quest’ultima faceva molta fatica a rimarginare.
“È un po’ strano,” disse un giorno il vecchio Sapiens “perché queste erbe sono moto potenti e di solito fanno guarire le ferite in pochissimo tempo, mentre la tua sembra molto più lenta, come se non riuscisse a guarire del tutto.”
“Ma forse la ferita all’ala non può rimarginare bene finché c’è ancora la ferita dentro che fa male” osservò uno dei cuccioli.
“È vero;” rispose il fenicottero “è come se qualcosa in me fosse da un’altra parte e allora mi sento un po’ strano e diviso in due.”
“Ma non si deve essere contenti quando si sta così” osservò un cucciolo “perché uno non sa mai dov’è esattamente.”
L’ultima cosa che restava da fare era dunque quella di portare il fenicottero alla Scuola dello Spiazzo, dove si imparava a mettere insieme tutte le parti, come era sempre stato fatto nella storia del bosco, dall’inizio di tutti i cicli. Sera dopo sera, i cuccioli aiutarono il fenicottero ferito ad arrivare allo Spiazzo, e anche lui poté cominciare ad ascoltare le storie del bosco e a scoprire che esistevano anche lì delle cose molto belle che non conosceva.
E quando cadde la neve, che non aveva mai visto, al fenicottero si fermò il respiro in gola per la meraviglia, proprio come gli era successo la prima volta che aveva visto il mare. E anche lui imparò a conoscere e ad amare il silenzio del bosco sotto tutto quel manto bianco. E quando il sole si fece un po’ più tiepido e la neve si sciolse, si accorse che la terra si stava preparando un vestito nuovo, fatto di fiori diversi dai suoi asfodeli, ma altrettanto belli, perché invece di avere il colore dell’aurora avevano catturato quello giallo oro del sole del pomeriggio.
Finché un giorno, alla fine di un racconto sul Paese degli Stagni, nel momento esatto in cui di solito il fenicottero restava silenzioso perché una sua parte era rimasta altrove, ecco che i cuccioli sentirono la sua voce allegra che diceva sorpresa: “Guardate, è nato un nuovo fiore!”. Si voltarono verso la direzione in cui guardava il fenicottero e videro uno splendido cespuglio di primule gialle. I cuccioli restarono un po’ incerti. Guardavano un po’ il cespuglio e un po’ il fenicottero che lo fissava ammirato. Poi alla fine si sentì un gran chiasso: “Evviva, evviva, ce l’abbiamo fatta!” gridarono facendo un girotondo per lo spiazzo.
“Fatta a fare cosa?” chiese il fenicottero stupito perché non capiva proprio.
“A farti tornate tutto intero nel bosco assieme a noi” risposero divertiti i cuccioli. “Guarda la tua ferita all’ala: è guarita. Si vede che anche quella dentro non fa più male. Andiamo a chiamare gli anziani per fargliela vedere.”
Il fenicottero si guardò stupito: era proprio vero, la sua ferita all’ala era completamente guarita. Provò a chiudere gli occhi per concentrarsi e sentire se la ferita dentro faceva ancora male, ma questa volta gli sembrò di stare molto meglio. Fu allora che capì.
Quando finalmente Sapiens arrivò col corteo dei cuccioli, controllò anche lui e si rese conto che avevano proprio ragione loro.
“Io credo che al prossimo passaggio dei tuoi compagni tu sarai pronto a partire con loro” disse commosso il vecchio. “La tua ala ormai è guarita e la ferita dentro non fa più male. È stato quando ti sei potuto separare dalla malinconia che ti faceva tornare sempre al paese degli asfodeli che hai potuto scoprire e amare il bosco che ti ha accolto e curato. Anche quando passeranno i tuoi compagni fenicotteri dovrai di nuovo separarti e questa volta da noi. Avrai un po’ di malinconia a farlo, ma in compenso potrai volare con loro verso il mare e gli stagni orlati di asfodeli.”
Passò anche l’estate del bosco e all’arrivo dell’autunno, un giorno in cui l’aria era particolarmente frizzante e limpida, si vide una nuvola rosa che sorvolava l’orizzonte lontano e poi poco a poco tutto il cielo dello Spiazzo. Erano i compagni del fenicottero che erano tornati al Nord a primavera e che ora venivano a riprenderselo per partire con lui.
Il fenicottero salutò tutti i suoi amici del bosco, poi, piano piano cominciò a volare fino a diventare un puntino nel cielo e infine sparì in mezzo alla nuvola rosa che fece un altro giro e si allontanò verso l’orizzonte in direzione del Sud.
Gli animali del bosco all’inizio si guardarono con un po’ di malinconia, poi tornarono alle loro occupazioni perché l’inverno si avvicinava e c’erano tante cose da preparare.
Quella sera la lezione della Scuola dello Spiazzo fu dedicata agli abiti della terra in primavera: quello di asfodeli e quello di primule erano semplicemente abiti diversi, ma chi se ne adornava era la terra, sempre la stessa, da sempre, ogni anno a primavera.
E da allora, ogni autunno, quando le giornate sono particolarmente limpide e frizzanti, gli abitanti del bosco scrutano l’orizzonte in attesa di una nuvola rosa, che puntualmente arriva, si abbassa in volo a salutare la Scuola dello Spiazzo, per riprendere poi il suo viaggio verso il Sud, alla ricerca del sole.
Tratto da “Il bambino nascosto” di Alba Marcolli
